PATTI 

Le Origini di Patti si fanno risalire alla distruzione dell’antica Tyndaris, attaccata dai Saraceni nella seconda metà del nono secolo. Si vuole che gli sfuggiti al disastro abbiano trovato rifugio nel territorio dove ora sorge Patti.
Ma la storia di Patti non comincia se non col Monastero dei Benedettini , fondato dal conte Ruggero d’Altavilla nel 1094.
Egli fece considerevoli donazioni, tutte documentate nelle pergamene del “De fundatione” dell’ Arca Magna, conservata nell’archivio del Capitolo della Cattedrale.
Insieme al Monastero del SS. Salvatore venne edificato il tempio di S. Bartolomeo . Il complesso venne affidato all’abate Ambrogio, chiamato da Lipari. Morto il re Ruggero, la regina Adelasia stabilì la sua residenza a Patti dove, nel 1115, si fece costruire un castello accanto al monastero dei Benedettini. La regina Adelasia morì a Patti nel 1118.
Originariamente sepolta in una cappella del Monastero, fu trasportata in Cattedrale, dov’è custodito il suo monumento funebre cinquecentesco. In questo periodo il centro abitato era limitato alla Cattedrale, al Monastero ed al Castello.
Patti ancora non era città, ma solo un nucleo fortificato.
Dell’antico castello non rimangono che poche tracce, esso fu convertito in Vescovado nel 1466 dal vescovo Caracciolo.

Nel periodo normanno Patti cominciò a crescere, addossata alle mura del castello e dell’abbazia formando secondo le esigenze della cittadina diversi quartieri



IL QUARTIERE POLLINI Nasce così, proporzionale al naturale incremento della popolazione ed all’immigrazione di villani chiamati dagli Abati-Vescovi a coltivare le loro terre, caratterizzato da piccole case in pietra abitate quindi da agricoltori ed allevatori.
E’ in questo quartiere che la tradizione vuole sia nata e vissuta S.Febronia, patrona della città di Patti.

(Vicolo Agonizzanti Vicolo Santa Febronia Vicolo Vizzolo Ruderi. Chiesa di S.Febronia dei Pollini Statua in gesso della Santa acquistata nel 1923 con le offerte dei concittadini emigrati negli USA. La cripta di S.Febronia La piccola campana.)

 

Il QUARTIERE S. IPPOLITO, nel periodo svevo-aragonese (prima metà del sec. XIII), col consolidarsi dello spirito municipale sorse come primo spazio pubblico con funzione amministrativa intorno alla prima chiesa laica di Patti: S. Ippolito.
Sotto i suoi portici, oggi non più visibili dopo il recente restauro, si usavano affiggere i pubblici atti per portarli a conoscenza dei cittadini.
Intorno alla chiesa si sviluppò il primo insediamento al di fuori del castello normanno, dove risiedevano i borghesi che continueranno ad avere lì, nella Via Cappellini, i loro palazzi fino alla fine dell’800.

(Il tessuto viario medievale si è conservato quasi intatto fino ad oggi e costituisce una peculiarità del patrimonio urbanistico pattese. Palazzo Accordino, in Via Cappellini Casa Calimeri, già Palazzo Pisani. Via Cappellini vista da via Cairoli Palazzo Sciacca Natoli.
Una lapide ricorda la visita di Garibaldi.

Vicolo Monza Salita Via Monastero Via V. Natoli. Ruderi della sede del convitto studentesco ‘S.Tommaso d'Aquino’.)


IL QUARTIERE S.NICOLA, in quella che era detta la ‘Valle dei Cosentini’, sorse il quartiere di S. Nicola, popolato per lo più da artigiani. Divenne il centro commerciale servendosi come “piazza del Mercato” la piazzetta antistante la chiesa di S. Nicola. La vicina Via dei Mercanti, oggi Via Roma, divenne la più trafficata via della città per commerci e servizi.

(Da poco restaurata La fontana del Calice, La Pescheria (Piazza F.Niosi) Antico Caffè Galante, Ritrovo degli intellettuali pattesi di inizio ‘900 Via Antonello da Messina.)

 

 

IL QUARTIERE S.ANTONINO fuori le mura, verso Oriente, esisteva da tempo antichissimo, con una chiesetta dedicata a S. Antonio da Padova. Accanto alla chiesa, con l’aiuto del vescovo Napoli, fu costruito il nuovo convento degli Altare Maggiore.

(La Madonna di Pompei con S. Domenico e S.Caterina. Santa Apollonia Sant'Antonio da Padova 1892. S. Francesco. Beato Felice da Nicosia. San Calogero eremita SS.Cosma e Damian)

 

 

IL QUARTIERE S. ANTONIO sin dal medioevo sorgeva qui il borgo detto “a retru u casteddu” (dietro il castello). La chiesa risale senz’altro a quel periodo, anche se i più antichi documenti conosciuti che la citano sono della fine del ‘500. Scendendo dalla Altare maggiore.

(S. Antonio Abate La Vara in legno. Altare maggiore)

 

 

IL QUARTIERE S.MICHELE (qui si trova la nostra struttura) Al termine della guerra del Vespro (1282), gli Aragonesi rafforzarono le opere di difesa della città con una cerchia di mura che inglobò anche il quartiere S.Michele. Accanto alla chiesa c’è l’unica porta rimasta, delle cinque che originariamente si aprivano lungo la cinta muraria aragonese, della quale si conservano tracce da S.Michele fino ai Pollini. Questa contrada fu popolata prevalentemente da pescatori e pignatari, che solo alla fine del ‘700 si trasferirono al borgo della Marina. La chiesa che diede il nome al quartiere fu per l’appunto intitolata al patrono dei marinai. Al suo interno si conserva un prezioso tabernacolo in marmo del 1538, già commissionato per la Cattedrale, opera di Antonio Gagini e una statua lignea dell’Annunziata.

(La Chiesa. Il tabernacolo L ’Annunziata S. Michele Arcangelo, Porta S. Michele, Panorama del quartiere)

 

St Michele B&B powered by ilwebforyou.it